La Fabbrica Di Coccodrilli

Primi anni Ottanta, una scuola elementare alla periferia di Roma. Nel giorno del suo compleanno, il ciccione Marrozzi, ricco rampollo del titolare di una nota catena di pizzerie locali, si presenta in classe con al guinzaglio un enorme coccodrillo che si comporta come un cane e si nutre di pizza. Quali segreti nasconde questa, apparentemente innocua, ostentazione? A scoprirlo sarà Carlo Bugelli, un ragazzino del ceto medio, compagno di classe e aspirante nemesi, del padre del ciccione Marrozzi, cinico capitalista della pizza, assetato di potere. Ma spudorato al punto da risultare simpatico e capace di suscitare ammirazione. Così la storia si evolve su due piani contrapposti: quello politico, in cui la famiglia Marrozzi rappresenta una sorta di destra populista e arrogante, ma concreta, e la famiglia Bugelli una sinistra intellettuale e idealista, ma sognante; quello dell’intreccio, che sconfina nell’irreale, presupponendo una complicità da parte del lettore, e quello su cui si muovono i personaggi, una Roma anni ottanta, ricostruita sui ricordi di vita vissuta dell’autore, in cui trovano posto anche alcune personalità e fatti di cronaca del tempo. E naturalmente c’è anche una lezione morale, come sempre nelle storie di bambini quando raccontano il mondo degli adulti.

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