Il tesoro dei Crociati

Quando ero piccolo e cercavo soldi a mio padre , mi rispondeva spesso “ vai a Sièrpeco , a Santa Catarina, lì li troverai “.
Sapevo che era un diniego , ma non riuscivo a capire che significasse quell’espressione . Decisi di chiedere delucidazioni a mio nonno ed una sera d’inverno vicino al fuoco nella sua masseria sotto la Foresta , mi raccontò di un tesoro nascosto da secoli e secoli dentro ad un castello incantato . Diceva che c’era di mezzo il diavolo in un periodo in cui la peste mieteva migliaia e migliaia di vittime e che il tesoro l’aveva nascosto il Re di quel tempo per paura che glielo rubassero in quella baraonda senza leggi .
Quella storia mi rimase per anni nella mente e volli cercare di capire se poteva essere vera o frutto di leggende tramandatesi di generazione in generazione .
Me ne ero dimenticato nel tempo fino ad una sera d’estate del 2008 , quando , parlando del più e del meno si passò a parlare della leggenda del tesoro di Sièrpeco . E qualcuno raccontò la storia di Betta di scioccone , avvenuta un secolo prima , ad inizi novecento .
Era di Sorbo ed abitava a Volturara , Attraversava la montagna di Serpico ogni giorno per passare da un paese all’altro e per anni cercava una soluzione che la potesse arricchire . Sapeva della leggenda del tesoro e ne parlava spesso con il marito , ma aveva paura di portare sua figlia per una possibile spiacevole reazione del diavolo che avrebbe potuto portare conseguenze irreparabili alla bambina.
Decide di puntare su una bambina qualunque e con una scusa ben studiata va a prendere la figlia di un certo “ sciacquarulo “ , e si presenta sulla montagna di Serpico con la fanciulla .
E’ sera inoltrata e si mette seduta su un sasso con la bambina affianco in attesa che arrivi il diavolo . A mezzanotte in punto con la raduna rischiarata dalla debole luce della luna , incomincia ad avvertire una puzza di zolfo e da lontano una nube di fumo si espande e si dirada fino a mostrarle il diavolo in tutta la sua potenza . Ha una forca in mano e sembra altissimo , pieno di luce intorno con la coda che si inarca e si muove in ogni direzione . Sembra scolpito e si muove con un’armonia che emana un suono che si diffonde ritmico nel silenzio della notte .
La guarda negli occhi e la donna abbassa lo sguardo , impaurita . Poi squadra la fanciulla e ritorna a guardare Betta . La voce è dura e cavernosa “ Mi hai fatto venire qui convinto della tua buona fede , ma la tua furbizia ti porterà danni e ti farà fare una brutta fine . Il tesoro non lo vedrai mai , perché la fanciulla non è sangue del tuo sangue .Ti risparmio la vita , ma non venire mai più a cercarmi “ .
Betta indietreggia e appena si allontana incomincia a correre trascinandosi dietro la bambina impaurita . Corre fino in paese senza mai fermarsi . La brutta avventura le resterà nella mente per sempre e da allora girerà alla larga dal posto dove aveva incontrato il demonio .
Del tesoro di Santa Catarina , tra guerre , terremoti , emigrazioni di massa e tempo che passa lentamente ed inesorabilmente , nessuno ne parla più . Rovi e spine ricoprono , forse per sempre , la raduna e i ruderi dell’antico castello . E la storia dell’immenso tesoro , portato tra queste montagne sperdute dai cavalieri crociati e dal loro maestro mille anni fa , si perde nei rivoli della dimenticanza umana .

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