Fisiognomica letteraria: le più belle pagine sul corpo umano (nuova edizione)

La fisiognomica, si sa, è la scienza che pretende di dedurre il carattere di una persona dalle caratteristiche del corpo. Il nome è solitamente associato a quello di Johann Kaspar Lavater (Illuminismo tedesco), ma bisognerebbe citare anche, e almeno, Giambattista Della Porta (Rinascimento italiano). E poi, in fondo, l’idea è una di quelle che la cultura popolare professa da sempre: come si è equivale a cosa si è. Lo sanno tutti, e così si dice. Bene. Ma che c’entra la fisiognomica con la letteratura, si chiederà qualcuno. C’entra, c’entra… Perché la letteratura, a ben vedere, ha sempre avuto nel corpo uno dei suoi paesaggi, anzi, diciamolo pure: il suo paesaggio privilegiato. Ecco l’idea del libro, dunque: cercare, nella letteratura di ogni tempo e paese, le pagine – più belle, o più buffe, o più strane – dedicate al corpo: dalle sue parti più ovvie (gli occhi, i capelli) a quelle meno frequentate (le braccia), a quelle un po’ dimenticate (i piedi) o addirittura evitate (i genitali). E non era necessario, ovviamente, che la “parte” fosse descritta per ritenerla protagonista: nel celebre racconto di Gogol sul naso, il naso non c’è. Quanto al criterio di scelta confesserò volentieri che è stato più legato al gusto per la curiosità, alla scintilla analogica, al desiderio di sorprendere, che alla volontà di trovare la pagina esemplare. Del resto l’intento non era certo quello di erudire. Semmai divertire. Perciò niente introduzioni dotte o note filologiche. Invece: divagazioni, confessioni, chiacchiere. Che dire di più? Buon divertimento!

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