Le figlie di Giulia (Italicae Historiae)

Torino 1848: sullo sfondo dei moti patriottici, Massimo Battaglio disegna la vicenda di Lucia Maria, nome preso a prestito da una canzone popolare, una ragazza di campagna che fugge dalle conseguenze di un torto subito nel bosco del re. In città trova riparo e conforto presso la Marchesa di Barolo. Giulia Colbert, vedovasenza prole impegnata in opere caritatevoli, amministra Le Forzate, il moderno carcere femminile che Carlo Alberto ha affidato alle sue cure, e il Rifugio, un istituto per il recupero delle ex detenute gestito assieme alle suore di Santa Maria Maddalena. La presenza di Lucia Maria rischia di compromettere tutto, perché a corte c’è chi cerca un pretesto per tornare a metodi reazionari oppure vorrebbe carceri pubbliche, o semplicemente è pieno d’invidia. Con l’aiuto degli amici Silvio Pellico, Cesare Balbo, Federigo Sclopis, don Cafasso e suor Gerbi, cerca una soluzione; Cavour è fuori città. Per caso Lucia Maria rivede Pietrino, un compagno di giochi, e solo ora si rende conto d’esserne innamorata. È emigrato a Torino e si è lasciato coinvolgere nell’avventura dell’oratorio di Don Bosco. Vittorio Emanuele è un principe indolente. Su tutti loro incombe la prima guerra d’indipendenza... Massimo Battaglio in Le figlie di Giulia ci offre un’affascinante spaccato della società ottocentesca sabauda che sta entrando nella modernità, pur contrastata da spinte reazionarie, dove si sta ragionando sull’introduzione dello Statuto albertino, con un occhio particolare sulla questione femminile dell’epoca. Ogni capitolo è introdotto da un’illustrazione dell’autore che ci riporta nei luoghi storici dove la vicenda è ambientata.

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