Racconto della signora X: versione filologica a cura di Bruno Osimo (Opere di Cechov Vol. 9)

Nove o dieci anni fa, durante la fienagione, accadde che una volta poco prima di sera, io e Pëtr Sergeič, che ricopriva la carica di giudice istruttore, andammo a cavallo alla stazione per la posta.
Il tempo era meraviglioso, ma sulla via del ritorno si sentirono rombi di tuono e vedemmo una nuvola nera alquanto stizzita puntare dritto verso di noi. La nuvola si avvicinava a noi e noi a lei.
Sul suo sfondo biancheggiavano la nostra casa e la chiesa, gli alti pioppi si facevano d’argento. Nell’aria c’era odore di pioggia e di fieno falciato. Il mio cavaliere era particolarmente di buon umore. Rideva e diceva un’enormità di sciocchezze. Diceva che sarebbe stato interessante incontrare sul nostro cammino un castello medievale con le torri merlate, con il muschio, con le civette, dove avremmo potuto trovare riparo dalla pioggia per poi essere uccisi da un fulmine…
Ma ecco che la prima onda scosse la segale e il campo d’avena, s’alzò il vento d’un colpo e nell’aria cominciò a vorticare la polvere. Pëtr Sergeič scoppiò a ridere e spronò il cavallo.
«Bene!» gridò, «molto bene!»...

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