Il telefono dell'aldilà

La famiglia Pittaverso si trasferisce a Genova, città natale del padre di Michele. Vanno a vivere al Garbo, nelle alture del ponente genovese, nella casa appartenuta al bisnonno Baciccia. All’inizio Michele non vuole affrontare il trasloco. È un ragazzino timido di tredici anni, evitato dai suoi compagni perché è fissato con i fumetti, i libri fantasy e le action figure. Trasferirsi a metà anno non è facile per lui. Già dal primo giorno viene preso di mira dai tre bulli della scuola: Mimmo, Cristiano e Claudio. Lo prendono in giro dicendogli che non è abbastanza coraggioso per vivere nella “casa del telefono”. Lodovica, la ragazza più carina della classe, decide di diventare sua amica e di rivelargli la leggenda che aleggia sulla casa dove si è traferito. La leggenda narra che, da qualche parte, in una stanza mai trovata dai pochi che si sono avventurati nella casa, a volte squilli un telefono. Si dice che venga usato dalle anime dell’aldilà per comunicare con i vivi. Anime che hanno ancora qualcosa in sospeso e che hanno bisogno dei vivi per risolvere ciò che è rimasto incompiuto per completare il trapasso. Se chi riceve la chiamata ignora il telefono e lo lascia squillare, rischia di prendere il posto egli stesso dell’anima che chiede aiuto…

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