Non è facile morire

“Quando riaprii gli occhi, mi accorsi che ero al chiuso, raggomitolato su me stesso in posizione fetale; sentii una fitta lacerante a una coscia, poi dolori e bruciori un po' ovunque.
Cercai di ripensare agli ultimi avvenimenti: l'ultima cosa che mi ricordavo era che stavamo trascinando via Abdul Samad, seguace del defunto Bin Laden, che avevamo appena catturato; io e altri due militari chiudevamo il gruppo...improvvisamente uno scoppio, una fiammata, quindi il buio.
Provai ad alzarmi, ma mi accorsi che non potevo usare le mani perché erano legate; riuscii a mettermi in ginocchio, nonostante i dolori lancinanti che provavo ovunque, e infine, con uno sforzo bestiale, in piedi.
Mi sembrò di essere in una specie di grotta, senza apertura verso l'esterno ma chiusa da una pesante porta di legno con una finestrella a sbarre, posta ad altezza d'uomo; mi trascinai, perché camminavo a fatica, e guardai fuori: non vidi nessuno e non sentii nessun rumore.
Evidentemente ero stato ferito dall'esplosione, poi i talebani mi avevano preso, ed eccomi qui; sentii un brivido nella schiena: non ero nelle mani di uomini che andavano tanto per il sottile”

“…quando delle figure letterarie diventano protagonisti di avventure ripetute che appassionano il lettore e lo inducono a farsi delle domande su di loro, quasi fossero delle persone reali, vuol dire che chi scrive ha ottenuto il risultato migliore, quello di aver creato dei personaggi vivi che suscitano interesse per la loro vita…” (Ignazio Longiave)

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