45° all'ombra

I romanzi di Georges Simenon, con o senza Maigret, hanno come scenario privilegiato Parigi o la Francia; vi è però anche un Simenon più “esotico”. In seguito a un viaggio per un reportage giornalistico che lo aveva portato nelle colonie francesi, egli scrive tre romanzi d’ambientazione africana, tra cui 45° à l’ombre (1934). La vicenda si svolge in un ambiente circoscritto: la nave Aquitaine, che collega l’Africa alla Francia, finisce per ospitare una sorta di microcosmo – costituito dall’equipaggio e dai viaggiatori – in cui le passioni si intrecciano e le tensioni si esacerbano, sotto il cocente sole africano. Tutto è filtrato attraverso il punto di vista di Donadieu, medico di bordo che da una parte è una sorta di alter ego dello scrittore, dall’altra ricorda per molti aspetti il commissario Maigret. Egli osserva con sguardo ironico e disincantato la vita dei passeggeri; tra questi, due coppie attirano in modo particolare la sua attenzione: da una parte i Bassot, di cui il marito, un ex medico, è diventato pazzo e viene rinchiuso in una cabina mentre la moglie continua a civettare con gli ufficiali di bordo; dall’altra gli Huret, che non sono riusciti ad adattarsi alla vita continentale e che dunque ritornano in Europa senza aver fatto fortuna e con un neonato gravemente malato. A ciò si aggiungono alcune peripezie: le recriminazioni di Lachaux, uomo ricchissimo e continuamente scontento; il flirt che nasce prima tra il commissario di bordo e la frivola madame Dassonville, poi tra quest’ultima e Huret, il quale a un certo punto viene pure accusato ingiustamente di furto… Alla fine non avviene nulla di particolarmente grave, ma l’abilità dello scrittore consiste nel ricreare una particolare atmosfera, un senso di minaccia e di catastrofe imminente, che grava sui personaggi – e sul lettore – come l’opprimente caldo tropicale.

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