Il profeta muto (Biblioteca Adelphi)

Compra su Amazon

Il profeta muto (Biblioteca Adelphi)
Autore
Joseph Roth
Editore
Adelphi
Pubblicazione
28 maggio 2014
Categorie
Joseph Roth definiva questo libro il suo «romanzo su Trockij». Ma Friedrich Kargan, il «profeta muto» che ne è il protagonista, ci appare piuttosto come una «vita parallela» a quella di Trockij, mentre se mai sarà Stalin, il suo nemico, a risaltare inconfondibilmente da queste pagine nella figura del rivoluzionario Savelli. Come il Franz Tunda di "Fuga senza fine", Kargan è innanzitutto un «senzapatria» in un mondo di persone che si illudono ancora di averla. Dopo aver percorso, «solitario e truce», le strade dei ricchi che lo umiliano, addestrato subito all’illegalità, spinto dal rancore, dalla voluttà della distruzione e dal desiderio di un Assoluto, Kargan si lancia in una sua guerra «contro la società, contro le patrie, contro i poeti e i pittori che frequentano la Sua casa,» – così scriverà alla amata Hilde – «contro la cara famiglia, contro la falsa autorità dei padri e la falsa ubbidienza dei figli, contro il progresso e contro la Sua emancipazione, insomma contro la borghesia». Una tale guerra aveva allora un nome: rivoluzione. Così Kargan seguirà il caucasiano Savelli, conoscerà la lotta clandestina, la deportazione in Siberia, infine la presa del potere: e allora si scoprirà anche, come Trockij, grande stratega militare. Ma proprio quando sembra essere giunto a vedere il ‘trionfo della causa’, divenuto ormai uno di quei capi bolscevichi di cui i giornali occidentali pubblicano la foto nella rubrica «i boia sanguinari», Kargan si ritrova spettatore di qualcosa che, ancora una volta, non gli appartiene. Sua non era la «fede ottusa» degli asceti rivoluzionari; né aveva lottato perché il proletariato si trasformasse in «solido ceto medio»; né perché una torma di piccoli burocrati, dietro i quali si intravedono «gli occhi di ghiaccio e di tenebre» di Savelli-Stalin, pretendessero di costruire un «mondo nuovo» che era solo una variante più sottilmente orrida del mondo vecchio. E Kargan sa perfettamente che questo beffardo «mondo nuovo» non potrà che condannarlo. Le parole le hanno già pronte: «anarchico», «sentimentale ribelle», «intellettuale individualista». Ma, piuttosto che tornare all’Occidente che aveva sognato di distruggere, Kargan preferirà ritrovare la Siberia dove già lo aveva relegato la polizia zarista. In attesa, come Franz Tunda, di una nuova fuga.
Dopo aver pubblicato su una rivista, nel 1929, alcuni brani di questo romanzo, Roth confessava: «Temo che abbiano provocato soltanto confusione». E fino alla sua morte evitò di dare alle stampe il libro, che apparve postumo nel 1966. Oggi, di fronte a queste pagine, non si resta confusi ma, se mai, sbalorditi. Il vero «profeta muto» è stato Roth stesso: perché questo romanzo scritto ‘a caldo’ non solo coglie come mai prima il nesso inevitabile fra rivoluzione e disillusione, ma anticipa una sensibilità, una prospettiva di giudizio che solo oggi sembra essersi faticosamente formata. E questo si deve innanzitutto al perfetto istinto di narratore che Roth aveva. Così non conosceremo soltanto ‘le idee’ di Kargan, ma ogni suo trasalimento; sapremo che in lui la parola «rivoluzione» si intreccia misteriosamente con l’immagine di una donna che si toglie un guanto (e tutto il romanzo, di fatto, può anche essere letto come una lacerante storia d’amore); ci apparirà del tutto naturale che Kargan e il suo grande amico, il rivoluzionario Berzejev, ritrovandosi fra l’una e l’altra delle loro avventure, si mettano a parlare di «cravatte, cappelli, giacche a doppio petto»; e infine sentiremo continuamente presente in queste pagine l’Europa disgregata dei socialdemocratici orrendamente patriottardi, dei funzionari che navigano sazi tra le rovine, degli intellettuali inconsistenti, delle ragazze illusoriamente emancipate, dei vecchi aristocratici sospesi sul vuoto. In mezzo a loro, Friedrich Kargan si muove davvero come «uno degli esperimenti che qua e là vengono fatti dalla natura prima che si decida a produrre una nuova specie».

Segnala o richiedi rimozione

Condividi questo libro

Recensioni e articoli

Aggiungi una recensione   Aggiungi un articolo

Altri libri di Joseph Roth

I cento giorni

I cento giorni di

Con la stessa immediatezza, nella stessa maniera diretta in cui ci ha narrato le vicende di oscuri ebrei dell’Europa orientale o di funzionari absburgici, Roth racconta in questo libro (apparso per la prima volta nel 1935) una storia di Napoleone – e precisamente la fase più drammatica del suo epos, quella che va dalla fuga dall’Elba sino alla disfatta di Waterloo e all’imbarco per Sant’Elena. ...

La milleduesima notte

La milleduesima notte di

Nella primavera dell’anno 18... lo Scià di Persia, malato di malinconia e vago desiderio, compie un rapido viaggio di piacere a Vienna. Si incapriccia, a un ballo, di una bellissima nobile; e i servizievoli funzionari della polizia austriaca provvedono a offrirgliela per una notte. Ma scelgono accortamente una controfigura, una giovane donna leggera, che somiglia alla dama del ballo. Lo Scià no...

Ebrei erranti (Piccola biblioteca Adelphi)

Ebrei erranti (Piccola biblioteca Adelphi) di

In questo libro appassionante, un reportage che non sapeva di essere un’ultima celebrazione di una grande civiltà alla vigilia della sua scomparsa, Roth ci parla di quegli ebrei orientali ai quali egli stesso apparteneva. E ce ne parla «con amore invece che con quella ‘obiettività scientifica’ che è anche detta noia». Il suo presupposto è «la folle speranza che esistano ancora lettori davanti a...

La ribellione (Piccola biblioteca Adelphi)

La ribellione (Piccola biblioteca Adelphi) di

Fra tutti i romanzi di Joseph Roth, "La ribellione" (1924) è forse il più aspro e sconsolato. Siamo qui immersi nell’atmosfera torbida degli anni di Weimar. Andreas Pum, il protagonista, è un mutilato di guerra che ancora crede nell’ordine del mondo e degli uomini e sogna di gestire una rivendita di francobolli. Ma la sorte, dietro cui si maschera l’oppressione senza scampo esercitata dalla soc...

Tarabas: Un ospite su questa terra (Biblioteca Adelphi)

Tarabas: Un ospite su questa terra (Biblioteca Adelphi) di

Nikolaus Tarabas, «ospite su questa terra», è una delle grandi figure romanzesche di Joseph Roth. Ma soprattutto è uno dei rari personaggi della letteratura moderna che rappresenti, immediatamente, un destino. «Io leggo nella sua mano che lei è un assassino e un santo», così dice una zingara al giovane Tarabas – e tutta la sua vita sarà una corrente turbolenta e disordinata, i cui meandri appai...

Confessione di un assassino (Gli Adelphi)

Confessione di un assassino (Gli Adelphi) di

Questo libro è il «romanzo russo» di Joseph Roth. Vegliati da un orologio di latta, le cui lancette sono ferme o segnano l’ora sbagliata, in un locale di Parigi che è un porto di naufraghi della prima emigrazione russa, alcuni avventori ascoltano una confessione, durante una notte interminabile. E subito siamo irretiti nell’intreccio di un esasperato feuilleton, che è una favola sul Male, sul s...