Lei, l'altra, tu

"(...) Abbiamo voluto farla davvero.

Quella cosa.

Di baciarsi.

Per tutto il tempo.

Finché sarebbe durata la canzone.

"Quella" canzone.

Proprio qui. Alla Tavernetta.

Prima che "lei" se ne vada.

Adesso (...)".



Scandaloso Maurizio Grandi, che osa raccontarci del suo "primo amore", quello che "non si scorda mai". Addirittura.

Di un "allora", la giovinezza.

Di un paesello lassù, dove tutti - in qualche modo - abbiamo passato le vacanze fin da bambini.

"Noi", lo scalcinato gruppo di amici con cui noia, trasgressioni, speranze ...

Dell'inizio, insomma, di quando "è ancora tutto possibile ... ché questa è la felicità quando la provi".

E poi di una vita che semina brutture mentre falcia quasi tutte le possibilità, ne fa strage.

Delle casualità che sembrano guidarne la mano. Dei falsi capri espiatori cui ti aggrappi, dopo, "come se quel dettaglio, se fosse successo diversamente, anche di pochissimo, ti avrebbe salvato".

Di questa vita sentiamo il battito, in una scrittura che spezza le frasi e isola le parole restituendo loro valore, peso, dignità.

Scandendo un su e giù del diaframma col quale scivolare all'unisono.

Per tornare infine a respirare quell'aria che "fresca e limpida, arriva alle narici odorosa e ruffiana, promettendo chissà cosa".

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