A pochi chilometri dal Giorno

Il libro

A causa di un imprevisto, un uomo è costretto a intraprendere un viaggio in treno.

Un percorso in bilico fra paradossi ambientali e incontri sorprendenti. Al contempo vittima e artefice degli accadimenti, complice inconsapevole delle proprie elucubrazioni oniriche, il protagonista si ritrova a vagare spaesato in stazioni dai nomi irrazionali, in attesa di treni-fantasma dalle destinazioni ignote e orari indefinibili.

Un binario lungo una vita o forse una vita incapace di abbandonare il solito binario... fino al deragliamento finale.



L'autore

Fernando Clementi nato a Roma nel 1953, dopo la lunga esperienza fotografica si cimenta nella scrittura dando seguito ad una ricerca da prima visiva e poi descrittiva, sempre attento ai particolari.

Finalista ai Premi Letterari IoRacconto 2013, Fortunato Pasqualino 2014 e Cinquantesimo Marcelli 2014.

Ha partecipato in antologie edite da Poesiaèrivoluzione, Linea BN, Giulio Perrone Editore, Edizioni Akkuaria.



Estratto 1

Si sedette e non passò molto tempo che il treno prese a muoversi molto lentamente, tanto lentamente, come un pachiderma carico di legname che frustato venga spinto a muoversi con agilità, e dal primo movimento a scatti si passò ad un più che degno avanzare senza intoppi, fino a raggiungere la considerevole velocità di un maratoneta in debito d’ossigeno ma determinato a continuare la corsa.

Il treno si dimenticò del suo ospite e prese ad uscire dalla città sfiorando i palazzi con le poche finestre accese su programmi televisivi da famiglia numerosa, sfidò monumentali cartelli pubblicitari senza aver voglia di comprare nulla e poi, come in certe decisioni di getto, si ritrovò nella periferia senza chiedersi di quante anime fosse popolata, lui nel frattempo aveva piegato la testa, chiuso gli occhi e delegato al treno di decidere per lui, oltre il buio occulto del finestrino, quale calcolo geometrico fosse il più indicato per tornare a casa.

E di questa fiducia il treno ne sentì tutta la responsabilità.



Estratto 2

Il treno come simbolo indiscusso di tutte le occasioni perse, i binari per intendere luoghi lontani e mai avvicinabili, destinati ad essere percorsi ma mai attraversati, gli orari come condanne da subire e i ritardi come pene da scontare, e le stazioni come isole in un mare fatto di massicciate e biglietterie, collegate fra loro solo da traghetti che erroneamente chiamiamo treni.

E tutto il resto che circonda questo mondo, a traversine perpendicolari alle rotaie, solo il pretesto per viaggiare dentro un noi stessi sempre meno conosciuto.

E poi la simbologia delle porte che si aprono e di quelle che si chiudono, dei posti a sedere vicino ai finestrini e di quelli lungo i corridoi che una volta si chiamavano predellini, i biglietti come entità filosofica confermati e siglati da controllori-Guru sempre con divise mezze accartocciate.

Tutto un esempio, una gigantesca metafora di un mondo del possibile che non si è mai materializzato, tutto a dimostrare lo sfuggire del tempo e delle possibilità, e in questo contesto di pensieri volle pensare anche all’aspetto provocatorio della cosa, se insomma fosse stato possibile viaggiare dentro questa metafora non uscendo mai dalle isole di questo arcipelago collegato dalle sole rotaie, come se un navigante potesse naufragare solo approdando su queste isole e mai in mare aperto.



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