Il piccolo hotel (Fabula)

In un piccolo hotel sulle rive del Lago Lemano uomini e donne di varie nazionalità trascinano pigramente la propria vita – nell’attesa che il mondo uscito dalla seconda guerra mondiale acquisti tratti meglio de?niti. Nella neutralità spaziotemporale dell’amena località, nella nitida impersonalità dell’albergo gli ospiti si avvicendano, vagano sospesi: lontani dai loro paesi d’origine e dai milieu cui appartengono, hanno perso lo scintillio del trucco di scena e si lasciano osservare nella loro verità sconcertante, paradossale, e senza censure. Bastano così poche pagine perché l’idillio si incrini e ci si senta risucchiati dal movimento sfrenato di una giostra di personaggi cinici, di affaristi e scrocconi grotteschi, di donne melanconiche e malmaritate e uomini gretti o pazzi o solo inguaribilmente tristi. E il piccolo hotel di Madame Bonnard – che con equanimità e saggezzaci racconta la storia di ognuno di loro – ci appare di volta in volta un’esilarante gabbia di matti o il rifugio di chi a casa propria non vuole o non può tornare.
Con questo ?ammante piccolo libro – il più amato da Saul Bellow fra tutti i romanzi della scrittrice australiana – Christina Stead ci fa dono di una sophisticated comedy con più di una punta di crudeltà, scritta per Bette Davis più che per Doris Day, in cui il fascino irrispettoso del bianco e nero evidenzia le ombre in tutta la loro profondità.

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