Quando sarai grande: La mia vita raccontata ad Andrea Schiavon

Quando entra in una stanza, tutti guardano Vale, perché è impossibile non notarla. Ma cosa vedono quelli che osservano Valentina Diouf? Cosa sanno della sua storia?

I capelli crespi e la pelle ambrata parlano di radici africane, mentre la sua voce e le sue movenze sono quelle di una ragazza milanese.

È alta 2,02 ma la sua crescita non si misura in centimetri. Dentro quei vestiti che sfuggono e le scarpe che diventano sempre più introvabili, c'è una bambina che ogni 19 marzo torna da scuola con la frustrazione per un papà che è altrove. C'è una ragazza che, a 15 anni, deve abbracciare la mamma e andare a vivere da sola a Roma, per diventare una campionessa di pallavolo. E c'è una giovane donna che insegue i suoi sogni passando da un aeroporto all'altro, cercando di non allontanarsi mai dalle persone che ama davvero.

Dal confronto con le proprie origini senegalesi alla maglia azzurra, il cammino di Valentina Diouf l'ha portata a essere una delle più forti pallavoliste al mondo ma, a poco più di 20 anni, deve ancora scrivere il proprio futuro. «Quando sei bambino hai un solo desiderio: diventare grande. Il problema è che non ti viene rilasciata una patente. Non c'è un diploma che ti abilita all'età adulta. Non c'è nessuno che ti sa dire esattamente quand'è che sei davvero grande. Puoi solo andare per tentativi.» Considerata il volto simbolo di una nuova generazione di italiani, Valentina si racconta e le sue parole sono un percorso di consapevolezza attraverso un corpo che cambia.

Un riferimento per tutte quelle ragazze che, con o senza tacchi, spingono lo sguardo sempre un po' più in là.

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