A occidente con la notte

Nel 1906 il capitano Charles Clutterbuck, educato alla prestigiosa accademia reale di Sandhurst, abbandona la sua casa nel Leicestershire e si trasferisce in Kenia. Misteriosamente, lascia in Inghilterra moglie e figlio maschio e porta con sé soltanto Beryl, la sua bambina di quattro anni.
Beryl vivrà tutta la sua vita in Africa. Una vita cominciata in una capanna di fango, nella foresta che suo padre aveva deciso di disboscare per creare una fattoria, e terminata in una casetta vicina all’ippodromo di Nairobi.
A occidente con la notte è il racconto di questa straordinaria esistenza in cui le ombre si dileguano dinanzi alle vette che essa fu in grado di raggiungere.
Donna dalla meravigliosa andatura e dai lunghi capelli biondi che parlava lo swahili, il nandi e il masai, addestrava cavalli come pochi, volava come nessun’altra (fu la prima ad attraversare l’Atlantico da est a ovest in solitaria, decollando dall’Inghilterra e atterrando in Nova Scotia ventuno ore e venticinque minuti dopo), ebbe tre mariti e un figlio, inventò la caccia grossa con l’uso degli aerei, collezionò ogni sorta di trofei e finì i suoi giorni in un piccolo appartamento di Nairobi, dove fu anche percossa e rapinata, Beryl Markham fu una scrittrice di assoluto talento, capace di restituirci magnificamente l’Africa incantata della prima metà del secolo scorso.
Letto oggi, A occidente con la notte rivela di avere un fascino non dissimile da quello che emana dalle pagine della Mia Africa di Karen Blixen. La sua descrizione dei primi voli nei cieli dell’Africa Orientale è memorabile. Niente potrebbe dare un senso più forte della vastità, del pericolo e della bellezza inospitale di quella terra. Così come niente potrebbe restituirci meglio la straordinaria galleria di personaggi che popolano le sue pagine, dal barone von Blixen, «il Cacciatore Bianco più tosto e più duraturo che abbia riso sotto i baffi di tutta la fanfara dei safari », a Denys Finch-Hatton, l’avventuriero «dall’umorismo voltairiano», un cittadino del mondo che «avrebbe salutato il giorno del giudizio con una strizzatina d’occhio».

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