Mamy-Marrakesh

Con Tutto il pane del mondo e Fame d’amore Fabiola De Clercq aveva parlato di sé, rievocando la propria lotta contro l’anoressia e la bulimia per dare voce a un disagio ancora poco conosciuto e aiutare, grazie anche alla fondazione dell’associazione ABA, migliaia di ragazze sofferenti. Oggi, raccogliendo il frutto di tanto lavoro, torna a ripensare alla sua vita da un altro punto di vista, illuminandola di una luce nuova e traducendola in racconto. In queste pagine, Fabiola lascia riaffiorare il passato e le esperienze che a lungo sono state oscurate dai sintomi dolorosi della malattia e si riappropria di quegli incontri umani che hanno segnato la sua crescita.
A campeggiare allegra ed eclettica tra tutti è proprio la Mamy Marrakech del titolo, l’amata nonna materna, aretina di origine ma vissuta settant’anni in Marocco, è lei a insegnarle l’arte di arrangiarsi, l’amore per la casa, la passione per le cose belle, il gusto di curare e colorare l’ambiente in cui vive. Ed è sempre lei a trasmetterle quella energia creativa che sola può aiutare a superare le tempeste dell’esistenza.
Il viaggio nella memoria ha inizio in Provenza, tra le mura di una casa color cipria “dagli occhi turchesi” affacciata sul mare e ristrutturata personalmente con amore. Da qui si sprigiona il flusso sincopato dei ricordi: l’infanzia trascorsa nella severa famiglia paterna tra la fredda e aristocratica Bruxelles e l’amata Francia si intreccia sapientemente alla giovinezza libera e scapigliata tra i vicoli, le trattorie e le terrazze di Roma. Una Roma – quella degli anni Sessanta e Settanta – increspata da fermenti politici, artistici e culturali senza pari, in cui la giovane Fabiola si tuffa senza risparmiarsi. Sono gli anni di Luca Ronconi e del suo teatro sperimentale, di Alberto Moravia e di Dacia Maraini, gli anni dell’avanguardia e dei suoi artisti, da Mario Schifano a Tania Festa a Cy Twombly. Proprio qui, tra via Margotta e piazza del Popolo, tra Campo de’ fiori e Trastevere, Fabiola si emancipa dalla famiglia, si innamora, soffre, si separa, impara un mestiere, diventa madre. Vivendo sempre ogni affetto fino in fondo, dalla passione amorosa alla comunione intellettuale all’impagabile solidarietà che solo le amiche possono offrire.
A mano a mano che prendono forma i ricordi, emerge sempre più chiaramente il filo rosso che li lega: la gioia del lavoro artigianale (tanto simile, per molti versi, al percorso analitico) che trasforma una ragazza di buona famiglia nella paralumaia più ricercata di Roma e che oggi prosegue – accanto all’attività terapeutica nell’ambito dei disturbi alimentari – con la cura dedicata alle sue case e a quelle delle persone che ama. Per riscoprire ogni giorno i piccoli “gesti semplici” che consentono di non perdere il contatto con la vita.

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