La neve e il Vermentino

Dino Fiumalbi, La neve e il Vermentino
In un Rifugio fra le Alpi Apuane e la Garfagnana, Tommaso vive scontroso all’ombra di una ferita recente. La sua solitudine un po’ misogina viene violata dall’arrivo di una spia, femmina per giunta.
Le due spigolose personalità, simili a magneti oscillanti, iniziano subito ad attrarsi con le differenze e a respingersi con le somiglianze, mentre nel proscenio d’ambiente si alternano i sipari delle stagioni.
Intorno ai due protagonisti, girano altri umani che si sforzano di inserire nella storia leggeri cambiamenti di rotta con piccoli colpi di scena, citazioni e riferimenti ad altre storie e ad altri libri, incastrati nel testo come uvetta nel plum-cake.
Tutti i personaggi hanno in tasca i canovacci della Storia e delle storie, ma spesso improvvisano e recitano a soggetto. Procedono e inciampano, fra quotidianità e rinnovamenti, fino all’epilogo, che occhieggia sornione. L’ambientazione si aggancia a leggende locali e ad un fatto storico avvenuto nella zona: la strage di S. Anna dell’Agosto 1944, vista con gli occhi di un Tonio quindicenne.
"La neve ricorda le cime delle montagne, immensi spazi solitari, il silenzio, la purezza, la solitudine, l’intimita; il Vermentino fa subito pensare alle passioni, al corpo, ai desideri, ai sensi, alla condivisione, all’allegria d’esistere. Questi mondi, che non sono fra loro contrapposti e che convivono negli stessi protagonisti, si incontrano nella storia di Dino Fiumalbi e fanno vibrate le parole di un amore forte e vero per la vita"
(dalla prefazione di Alessandro Scarpellini.

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Marisa Cecchetti: La neve e il Vermentino, di Dino Fiumalbidino.fiumalbi

Nell'articolo sul primo romanzo di Fiumalbi si danno indicazioni sulla location (un rifugio di montagna) e si citano brevi, ma significativi passaggi:" Tese gli orecchi ai rumori del bosco vicino e a quelli più sfumati della valle di sotto. Sulla destra del pianoro si staccava una parete verticale. Secondo la leggenda era stata generata dal colpo d’ascia di un gigante». Crea attesa introducendo i due protagonisti, Tommaso e Teresa, lui gestore del rifugio e guida alpina, lei dottoressa e ispettrice del CAI. Neve e vino, il vermentino, appunto, saranno complici di incontri di fuoco fra i due che però sembrano destinati a incontrarsi e lasciarsi, sempre in fuga per malintesi e non detto, per gesti mancati rimasti bloccati dall’orgoglio. Si attirano e si respingono perchè gli spigoli dei loro caratteri sono il nemico più grande dell’intesa. In questa continua ariostesca fuga si interpongono distanze di spazio e di tempo in cui Fiumalbi torna al suo amore per la ricerca storica ed apre su fatti drammatici del Novecento -la strage di Sant’Anna di Stazzema-, ma recupera anche leggende legate a quei monti. Una padronanza del linguaggio, che offre inaspettati “capelli color ribelle” o è capace di immaginare un silenzio che “teneva caldo come un piumino”. Ogni tanto si trovano incastonate parole di una cultura contadina ormai dimenticate, accanto ad un registro generalmente alto, talora decisamente scientifico, in cui una parentesi di dialetto messo in bocca ad un montanaro fa da curioso contrasto. Si sente una diffusa aderenza all’essenza delle cose, quasi si volesse coglierne l’anima -anche se si tratta di semplici assi di legno-, allo spirito dei boschi, alla vita degli elementi. Ma anche una sensualità forte nell’incontro dei corpi, totale. Tuttavia l’ironia – caratteristica toscana di cui l’autore si dimostra un sicuro esemplare – è trasversale a tutto il romanzo, una ironia lieve, una voglia di scherzare con la vita, per dimostrare che non si deve prendere troppo sul serio, si tratti di gioia o di dolore, forse per ragioni scaramantiche o per dignità. Marisa Cecchetti Continua…

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