La regina Ginga: e come gli africani inventarono il mondo

Angola, 1620: un prete poco più che ventenne, Francisco José da Santa Cruz, sbarca da una nave negriera su una spiaggia del Regno del Congo, per raggiungere la scuola dei gesuiti di São Salvador cui è stato assegnato. Orinigario del Pernambuco, è entrato nella Compagnia di Gesù come novizio a quindici anni e mette piede nel continente africano carico delle certezze ingenue che i lunghi studi nel Collegio Reale gli hanno inculcato. Dell'Africa e della sua cultura non sa nulla e guarda con orrore alla violenza che intorno a lui travolge tutto e tutti.

Dopo pochi mesi dal suo arrivo, diventa segretario di Ginga, la fiera sorella del re del Dongo, e la accompagna in una importante ambasceria presso il governatore portoghese. Lei però non si accontenta del ruolo subalterno che spetta alle donne nella società del tempo, e dopo una serie di lotte intestine diviene regina.
Francisco deve fare i conti con una realtà tumultuosa ed è costretto ad avviare un serrato confronto tra le sue idee e ciò che lo circonda, tra la fede cattolica e le credenze africane, iniziando un difficile cammino alla scoperta di sé stesso.

È un Francisco ormai ottantenne, libraio ad Amsterdam, a raccontarci la sua vita avventurosa e a narrare la storia della regina Ginga e del mondo angolano, con le sue storie e i suoi miti meravigliosi, i contrasti e le contraddizioni inconciliabili, l'ingerenza di portoghesi e fiamminghi sempre in lotta per il controllo del paese e delle sue ricchezze, e quella della Chiesa che vuole salvare i pagani portando loro l'unico vero Dio.

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La regina GingaMangialibri

Che i primi insediamenti umani della storia abbiano avuto luogo in Africa è cosa nota. Così come non è certo un argomento che non sia stato mai trattato ‒ dalla letteratura o dal cinema ‒ quello del colonialismo, lo sfruttamento di zone del mondo ricchissime di materie prime attuato da parte di potenze tecnologicamente per l’epoca più avanzate a discapito di popolazioni ritenute primitive verso cui ci si rivolgeva spesso con la scusa superba di esportare presso di loro la civiltà. Continua…

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