La ferocia Dall'Adige all'Isonzo nella Grande Guerra

"Siamo in trincea da ieri sera e c'è l'aria che precede gli assalti; zaffate di alcolici, puzza di vomito e urina. Le trincee che occupiamo erano in mano a un reparto di ungheresi; ce lo ripetiamo per convincerci che sono avversari battibili [...] Guardo il capitano, guardo la terra di nessuno, brulla e giallastra; l'ufficiale sembra non sentire il peso degli sguardi su di sé. Mormoro qualcosa agli uomini più vicini in modo che si tengano pronti. È questione di secondi, ogni uomo lo sente su di sé il momento dell'attacco. I nervi si tendono al massimo, le unghie graffiano le canne dei fucili, i colli si allungano verso l'alto e finalmente il fischio del capitano taglia l'aria come una spada affilatissima. Tutti fuori!"

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