Orgoglio antico

Introduzione di Raffaele Nigro, Presentazione di Raffaele Trifouggi.
 
Sembra di addentrarsi in un’appendice del Cristo di Levi tale è la liquidità di scrittura di questo libro che consigliamo a chi ama leggere. Amalia Marmo scrive un romanzo autobiografico che si presenta fatto in due grandi racconti, il primo, una memoria indelebile che ricostruisce la propria infanzia a Miglionico, città a pochi passi da Matera, il secondo è la storia di Angiolina e del suo amore per un giovane medico apparso  d’un tratto sulla scena narrativa. La Marmo ha letto molto, autori come Dostojevskij, Shiller, Manzoni e autori più sentimentali, come Balzac, Hugo, la Invernizio e la narrativa d’appendice. Mentre nella prima parte c’è il bisogno di ricostruire la propria giovinezza in casa della nonna, nella seconda c’è una storia di crescita e di innamoramento che sorregge la trama. Emergono  nella felice capacità descrittiva della Marmo oltre medaglioni partecipati della Basilicata  del dopoguerra e di un paese amato come luogo in cui si è formata la sua anima giovanile, creature tagliate a tutto tondo, nonna Amalia, per esempio, la vera protagonista del romanzo, e della quale l’autrice porta il nome, persona fine e assennata, che sa condurre un’esistenza da signora di rango, senza porre distanze sociali tra sé e la servitù, una donna che consiglia il marito ma non prevarica mai le sue scelte e che sa amare la nipote, futura narratrice, con dedizione direi materna. In questo romanzo si  rivela la capacità della Marmo, nella ricostruzione dei rapporti, dei caratteri, dei sentimenti con una passione descrittiva che ricalca la tradizione  ottocentesca. Non mancano dunque nel libro gli ingredienti propri di un romanzo classico, la morte prematura di zia Paolina, la fermezza dei nonni e dei genitori, un velo di profonda religiosità che fa appello costantemente ai dettati della Bibbia e del Nuovo Testamento, le coordinate di un mondo e di un tempo ormai in via di estinzione. Un racconto dove si mette in risalto la finezza descrittiva di un’autrice che quegli anni mostra di averli vissuti con profondità di osservazione, tempi in cui il Sud si andava ricostruendo e scivolava da una stagione contadina e di miseria a un’altra di borghesia e di più evidenziato benessere.
                                                

Amalia Marmo è nata a Miglionico in provincia di Matera e vive  a Marconia di Pisticci. Ha conseguito la laurea in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Napoli. Insegnante di lettere nelle scuole medie, ha ricevuto molti riconoscimenti, tra gli altri: Premio regionale a.s. 92/93 Associazione Basilicata Spettacoli per la trasposizione teatrale  del libro di Carlo Levi: “Cristo si è fermato ad Eboli”, dal cui testo sono stati tratti i lavori teatrali della compagnia “La Mandragola” e spunto per il lavoro di Ulderico Pesce; anno 94/95 per la Trasposizione teatrale del libro di Sciascia “Il giorno della civetta”, premio ragazzi in gamba, Massa. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Vento del Sud. Prefazione di Daniele Giancane, Nota critica di Mario Di Giulio, Edizioni Centro Studi InLoco/Archivia, Rotondella 2002; Le rose di Pieria. Prefazione di Mario Santoro, Note critiche di Franco Trifouggi e Giovanni Modugno - IMD Lucana snc, Pisticci (MT), 2007; Mnemosyne. Fili di memoria.  Prefazione di  Franco Trifouggi e postfazione di Teresa Gentile. Archivia, Rotondella, 2011; Il vento leggerà. Gradita sintonia. Prefazione di [...]

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