Il nostro agente in Giudea

Quando si sparge la fama di Gesù il Nazireo, e l'eco delle sue azioni arriva a Roma, il potere imperiale decide di farlo diventare una pedina in più del suo gioco strategico in Giudea. Le sette che si oppongono al potere di Tiberio in nome del Dio d'Israele sono violente e irriducibili, e un messia pacifico potrebbe essere utile agli interessi romani. Per seguire i suoi passi e controllarlo viene inviato un fedele servitore dell'impero, Lucio Valerio Adunco, e Gesù si converte, a sua insaputa, in uno strumento del grande gioco politico, ma il suo destino precipiterà inatteso, deluderà i piani di Roma e cambierà il corso della storia.

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Franco Mimmi

Franco Mimmi

Affascinante l’opera di Franco Mimmi: autore eclettico e difficilmente inquadrabile in un singolo filone narrativo, ha al suo attivo ben quattordici titoli nei generi più disparati, nonostante sia sempre presente il tema del viaggio (fisico, interculturale, mentale, interiore). Il romanzo di maggior successo è "Il nostro agente in Giudea", vincitore del «Premio Scerbanenco» nel 2000 per il miglior poliziesco, poi pubblicato in Francia per Gallimard nella collana «Policier», ha trovato la sua propria collocazione solo in Spagna, in una collana di romanzi storici. In effetti l’opera, di carattere storico, ha una componente poliziesca in virtù della figura di Adunco: ex praefectus urbi, l’anziano militare viene mandato in Giudea dall’imperatore Tiberio, per verificare se la predicazione di «Gesù il Nazireo» potesse essere funzionale agli scopi di Roma, ovvero calmare le rivolte giudaiche che minavano i confini dell’Impero. L’idea di una possibile strumentalizzazione del messaggio di amore, pace e sottomissione di Gesù deriva a Tiberio da Ponzio Pilato, e a questi da Caifa, il sommo sacerdote capo del Sinedrio ebraico, interessato anch’egli a sedare la fazione degli zeloti, che aizzava il popolo ebraico non solo contro i romani ma anche contro i privilegi del sinedrio e dei sadducei. I tre punti di vista (quello dei ‘poteri forti’ Impero/Sinedrio ; quello di Gesù, ritratto nella sua umanità a tratti ingenua ; quello di Adunco, uomo integro e fedele alla propria eticità, più che ai padroni – con tratti che ricordano Andrea di Monforte di "Cavaliere di grazia" −) si alternano di capitolo in capitolo, in un romanzo a focalizzazione multipla con narratore eterodiegetico, che ricostruisce con acribia filologica il contesto storico-culturale, ma assume una prospettiva di indagine assolutamente laica. Notevoli sono i riferimenti alla storia romana e giudaica (soprattutto per il tramite di Giuseppe Flavio), le riprese di episodi e parabole evangeliche, spesso citate letteralmente, e persino la ricostruzione topografica di Gerusalemme; ma quel che più colpisce è come le fonti si amalgamino in una scrittura limpida e scorrevole ma ricercata, che sa innalzarsi in ben calibrati momenti verso lo stile epico, con iterazioni, similitudini, riferimenti mitologici, che se da un lato dimostrano la grande cultura classica dell’autore, dall’altro forniscono verosimiglianza alla narrazione e non la appiattiscono sul presente. (Rosanna Morace in “La Modernità Letteraria”)

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