Il rappresentante di felicità

Il 13 ottobre nacque Vincenzo, Vincenzo Marino: non ci fu alcun dubbio che a lui spettasse il nome di papà. 
L’erede c’era: era il 1993.
L’istante in cui me lo portarono a far vedere, ancora nell’incubatrice, rimarrà uno dei momenti più importanti di tutta la mia vita. Era felicità, felicità assoluta, ben immortalata dalla foto che mi scattò proprio in quell’istante il mio amico Cono. 
Caterina ebbe poi una seconda gravidanza, che purtroppo terminò con un aborto spontaneo. Fu un brutto colpo, ma non volevo vedere mia moglie così avvilita. Allora presi Vincenzo, che allora aveva un anno e mezzo, e lo buttai sul letto dell’ospedale vicino a lei. 
«Tieni, prendi Vincenzo! Su, alzati dal letto e andiamocene tutti insieme a casa».
Ho sempre pensato che la sofferenza si combatte esclusivamente con la felicità, la morte con la vita. È un po’ la mia religione personale.

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