Rovine e ruderi: conservazione e progetto

Collana Antico/Futuro diretta da Claudio Varagnoli n.14

Gli studi sulle cause che portano un edificio alle condizioni di rudere sono molteplici, ma il dibattito al quale si assiste sul come conservare un oggetto del genere assume toni sicuramente più pacati in presenza di ruderi tradizionalmente intesi (complessi monumentali isolati) e in prevalenza in contesti non urbani. Un po' meno serenamente viene affrontato il tema nel momento in cui queste rovine si manifestano in contesti urbani, laddove i motivi di abbandono sono molto meno frequenti rispetto a eventi calamitosi.
Su questi si può dispiegare una vasta gamma di ipotesi progettuali, al centro delle quali mantenere sempre la materia, portatrice di valori tanto materiali, appunto, quanto immateriali, questi ultimi essendo garantiti proprio dalla presenza di resti tangibili. Guerre e rivoluzioni al pari di terremoti, incendi o insufficienze strutturali possono segnare il tessuto urbano con ferite che prima di tutte le altre si vogliono sanare; l'opinione pubblica viene di volta in volta interpellata o strumentalizzata per forzare posizioni culturali che, a caldo, tendenzialmente mirano a far accettare quel dov'era, com'era; in questo recitano giustamente un ruolo primario anche motivazioni che nulla hanno a che vedere con l'architettura. Le funzioni contemplative, di cui molti ruderi sono luogo di elezione, richiedono costi di gestione che raramente il pubblico o il privato si sentono di accollarsi. Inoltre, il concetto di ‘bene' culturale ha assunto progressivamente accezioni sempre più legate alla sostenibilità economica che un oggetto garantisce prima e dopo l'intervento di restauro; non è chi non veda in questo possibili ‘forzature' nelle ipotesi progettuali volte alla conservazione di un patrimonio architettonico costituito prevalentemente di episodi non monumentali.

GIANLUIGI DE MARTINO (1970) si laurea in architettura nel 1998. Alle esperienze professionali relative a restauri di edifici, affianca l'attività di studio e ricerca. È vincitore di una borsa di dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali presso il Politecnico di Milano dove consegue il titolo di Dottore di Ricerca nel 2003. È autore di numerosi saggi su riviste scientifiche e in volumi a livello nazionale e internazionale. Dal 2005 è ricercatore presso l'Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove fa parte del Dipartimento di Architettura e tiene corsi di Restauro dell'Architettura. Docente presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, ha insegnato presso l'Università degli Studi di Catania (Facoltà di Architettura di Siracusa). Partecipa a progetti di ricerca di interesse nazionale, e divide la sua attività universitaria tra ricerca e didattica.

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