MASTERS & COMMANDERS VERSO L’IGNOTO: NAVIGAZIONI STRAORDINARIE AI CONFINI DELLA TERRA PARTE II: XIX secolo

La presenza in questo secondo volume della trilogia di Masters & Commanders di un autentico parterre du roi di navigatori credo possa ampiamente attrarre curiosità e interesse nel lettore. John Ross, Bellingshausen, Parry, Franklin, Nils Nordenskjöld, Sverdrup, Nansen: ecco alcuni dei nomi più prestigiosi dell’esplorazione marittima qui raccolti. Figure storiche di spessore, particolarmente attratte dai deserti ghiacciati del Polo Sud, come del Polo Nord. E che spesso si sarebbero anche dovuti cimentare nella ricerca estenuante di una via settentrionale verso l’Oriente: i mitici “Passaggi” a Nord-Ovest e a Nord-Est.
A loro ho aggiunto altri protagonisti, che solo superficialmente potremmo considerare “minori”... Come la coppia russa Lisianski e Kruzenstern che, all’inizio del XIX secolo, realizzò la prima circumnavigazione del mondo dell’Impero zarista.
E che dire di Matthew Flinders, nonno di uno dei più grandi egittologi inglesi? L’antenato dell’archeologo scoprirà, infatti, dopo averla integralmente circumnavigata, come l’Australia in realtà sia… una gigantesca isola!
Se poi, accanto a loro, ci collochiamo, ad esempio, un baleniere, stiamo forse sminuendo le qualità di tutti gli altri? Ma, no… Poiché in Scoresby junior emergeva un’innata propensione per la scienza, l’osservazione empirica, gli esperimenti. Anzi, si può dire come egli sia stato addirittura un precursore. Lui, che era un incredibile e curiosissimo autodidatta, e che prestava estrema attenzione a cose, fatti, fenomeni, accadimenti, dettagli. Suoi saranno i primi lavori scientifici pubblicati sull’Artico.
Forse solo per un colpo di fortuna, ma sarà invece il norvegese Carlsen, un altro “non paludato” frequentatore dei mari artici, a scoprire nella remota isola della Nuova Zemlja l’accampamento invernale del navigatore Barents, risalente a quasi tre secoli prima.
Ecco poi spuntare dal nostro parterre un altro periplo della Terra. Quello della Novara comandata dall’Arciduca Ferdinando Max, per brevissimo tempo perfino Imperatore del Messico.
A questo punto vi stareste forse domandando se nel mio elenco sia compreso anche qualche italiano. Risposta affermativa: Enrico D’Albertis, che al suo attivo conta tra l’altro: tre viaggi intorno al mondo, crociere della Marina e su yachts, scontri navali, esplorazioni fluviali.
Inoltre non potevo qui non ricordare la missione diplomatica in Asia dello squadrone navale dell’Ostasiengeschwader prussiana.
A questo punto bisogna però tornare cronologicamente indietro. La parte principale del libro è infatti costituita dalla grande spedizione del navigatore britannico Sir John Franklin. Scomparsa misteriosamente nel nulla, mentre a metà ottocento si accingeva ad inoltrarsi all’interno di quel gigantesco e caotico meandro di isole, stretti e canali, che formano l’arcipelago artico canadese.
Per molto, troppo, tempo non si saprà più nulla della sorte toccata alle due navi e ai loro equipaggi. Come dicono gli inglesi, con ogni probabilità bisognava quindi solo aspettarsi il tragico: ships lost with all hands. Solo dopo quasi tre anni le prime missioni di ricerca, via mare e via terra, cominciarono a ritrovare sparse in un immenso territorio materiali, tombe, resti umani. Tracce frammentate di un gigantesco dramma consumatosi tra i ghiacci... Alle missioni di ricerca appartengono altre quattro figure, che qui ricordo: Elisha Kane, Robert McClure, Francis Mc Clintock, John Rae. I numerosi ritrovamenti riguardanti la spedizione di Franklin non avevano però mai portato ad individuare quali fossero state le reali cause del fallimento della più grande spedizione mai allestita dal governo britannico. Per conoscere la triste verità bisognerà infatti aspettare oltre un secolo (anni ‘1980) grazie alle analisi di laboratorio sulle salme ibernate di due marinai. Trent’anni più tardi si è riusciti addirittura a localizzare i relitti dell’Erebus (2014) e della Terror (2016). 132 foto, di cui 65 a colori.

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