I Fiori Del Bene (Lazzaro Vol. 2)

«Pace a tutti voi», dice Gesù entrando nell'atrio folgorante di lumi di argento, tutti accesi.

«Pace e benedizione a Te, Maestro, e molti anni di santa felicità». Si baciano. «Mi hanno detto certi nostri amici che Tu sei nato mentre Betlemme ardeva per una festa di Purificazione anni fa. Di averti questa sera noi ed essi giubiliamo. Non chiedi chi sono?»
«Altri amici non ho, che non siano i discepoli e i cari di Betania, fuor dei pastori. Sono dunque i pastori. Sono venuti? Per cosa?».
«Ad adorarti, nostro Messia. Coi nostri armenti, e coi nostri cuori ora e sempre sotto i Tuoi piedi santi». Isacco ha parlato per Elia, Levi, Giuseppe e Gionata, che sono tutti prostrati ai Suoi piedi.
«Per questo Mi avete mandato nel giardino? Dio vi benedica tutti! Non manca che Mia Madre alla Mia felicità. Alzatevi. È il mio primo Natale senza Mia Madre. Ma la vostra presenza mi solleva dalla nostalgia del suo bacio...». Entrano tutti nella stanza delle mense. «...Oggi, Siamo una famiglia. Cadano le regole per dare posto all'amore. Marta, Qui, al mio lato, e presso te Giovanni. Io con Lazzaro. Ma datemi un lume. Fra Me e Marta vegli una luce... una fiamma, per le assenti e pure presenti: per le amate, le attese, per le donne care e lontane. Tutte.
Il pasto procede, e di che devono parlare i pastori se non del loro ricordo di 31 anni?
«Ci eravamo ritirati da poco», dice Levi. «Ed io avevo tanto freddo che mi rifugiai fra le pecore, piangendo per desiderio della mamma...».
«Io pensavo alla giovane Madre che avevo incontrata poco prima.... e sentivo ancora più il freddo pensando a quanto La doveva far soffrire. Ti ricordi che luce quella sera? E la tua paura?».
«Sì... ma poi... l'angelo... Oh!… ». Levi, un poco trasognato, sorride al suo ricordo.
«Oh! Sentite un poco, amici. Noi non sappiamo che poco e male. Abbiamo sentito parlare di angeli, di greppie, di greggi, di Betlemme... E noi sappiamo che Lui è galileo e falegname.... Costui, che sa, non mi ha detto nulla... Sì, parlo a te, Giovanni di Zebedeo. Bel rispetto che hai per l'anziano! Tieni tutto per te e mi lasci crescere da discepolo zuccone. Non lo sono già di mio abbastanza... ...Ridono. Ma ho ragione...Avanti, ditelo anche voi, protestate con me! Perché non sappiamo nulla noi?».
«Veramente... Dove eravate quando moriva Giona? E quando eravamo nel Libano?».
«Hai ragione. Ma per Giona, io almeno, l'ho creduto delirio di morente, e sul Libano... ero stanco e assonnato. Perdonami, Maestro, ma è la verità».
«E sarà la verità di tanti! Il mondo degli evangelizzati sovente risponderà al Giudice eterno, per scusare la sua ignoranza nonostante l'insegnamento dei Miei apostoli, risponderà ciò che tu dici: "Lo credetti delirio... Ero stanco e assonnato" perché sarà stanco e assonnato per troppe cose inutili, caduche, peccaminose anche. Una sola cosa è necessaria: conoscere Dio».
«Ebbene, ora che ci hai detto quello che ci sta bene, raccontaci le cose come sono state... Al tuo Pietro. Poi le dico alla gente...».
«Sì, Maestro. Fai sapere anche a noi... Sappiamo che sei il Messia e lo crediamo. Ma, almeno per mio conto, ho dovuto faticare ad ammettere che da Nazaret potesse venire del buono... Perché non mi hai subito reso noto il Tuo passato?», dice Bartolomeo.
«Per provare la tua fede e la luminosità del tuo spirito. Ma ora vi parlerò, anzi, vi parleremo del Mio passato. Io dirò ciò che anche i pastori non sanno, ed essi ciò che videro. E conoscerete l'alba di Cristo. Ascoltate.  

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